I “Quaranta” di Padre Tarcisio

Il missionario della Consolata, il lodrinese Padre Tarcisio Foccoli festeggia il suo 40° anniversario di ordinazione sacerdotale




  



   Padre Tarcisio Foccoli


Carissimi "Amici don Remo"

salutissimi a tutti e alle vostre famiglie. Se lungo il tempo che non ci incontriamo, sempre mi siete presenti e ringrazio il Signore, il Padrone della missione, per le meraviglie che continua ad operare con le vostre iniziative. Per la fraternità che ci unisce invio una mia
meditazione sul mio Sacerdozio: sono 40 anni che sono prete. Prego per tutti voi e per le vostre iniziative e vi benedico. Lo Spirito di Don Remo ci protegga. Arrivederci a
Luglio.

Vostro P. Tarcisio


Miei Diletti, sorelle e fratelli in Cristo,
Durante quest’anno io celebro il mio sacerdozio. Sono 40 anni da quando il Vescovo mi impose le sue mani per la consacrazione sacerdotale.
Infatti il 23 Dicembre 1965 nel pomeriggio Mons. Luigi Morstabilini, per la prima volta a Lodrino, paesello a 850 metri sul mare nella Val Trompia in provincia di Brescia, attorniato da 36 sacerdoti, imponedomi le mani, mi ordinò sacerdote. Lodrino era tutto una luce. Ai piedi della Cavata il tuono dei mortai, la banda del paese fece gli onori per la grande occasione.

La mia ordinazione fu la prima ad essere fatta in parrocchia, dedicata al martire St. Vigilio. La chiesa era straboccante. Le comunità di Brozzo, Marcheno, Inzino con il Vicario foraneo Mons. Almici, Briale, Comero, Casto erano presenti anche per segnare questo avvenimento storico. Nell’ordinazione ero accompagnato dal caro Don Franco Bettinsoli che nella stessa cerimonia veniva ordinato diacono.
Quella celebrazione è rimasta impressa profondamente nel mio spirito e vita sino ad oggi.

Diletti in Cristo,
In questa occasione desidero parteciparvi il mio pensiero e credo su chi è il prete e che cos’è il sacerdozio.
Io credo fermamente che oggi siamo chiamati a proclamare l’unico sacerdozio di Cristo e la sua unica offerta di se stesso come sacerdote e mediatore per la salvezza dell’umanità.
Quello che io posso dire di me stesso è che per 40 anni ho provato ad offrire la mia umanità servendo la chiesa come sacerdote e missionario.
Profondamente credo che il sacramento dell’ordinazione al “sacerdozio” è semplicemente questo: Il sacerdozio di Cristo si è reso visibile e toccabile tramite la mia umanità, ordinario uomo che vive in mezzo agli uomini.
Il sacerdozio di Cristo è una grazia invisibile, e l’umanità di un sacerdote ordinato è un segno visibile del sacerdozio di Cristo. “Il Verbo si fece carne e mise la sua dimora tra di noi” (Giovanni 1,14)

Ed ora ben volentieri vi voglio donare una descrizione della mia umanità. Quello che posso dire è che il sacerdozio di Cristo è la mia umanità e questa umanità è stata influenzata, ha ricevuto ispirazioni . Quasi una moltitudine di persone sono entrate nella mia vita. Tra queste persone includono tutte le persone che con le preghiere, con degli aiuti con dei consigli, con delle osservazioni,...e il loro vivere e testimonianza ed esempio mi hanno dato qualche cosa.
Il senso fisico, naturalmente, la mia umanità è il frutto di un uomo e di una donna, i miei genitori: Maria e Maffeo. L’aspetto fisico lo potete vedere, ve lo potete ricordare anche guardando una mia fotografia. Sono io! Ma quello che più mi interessa è l’aspetto mentale, l’aspetto spirituale che mi diedero i miei genitori.
È stata mia mamma che mi ha insegnato ad amare la preghiera e l’adorazione, ad essere un chierichetto devoto, a dire sempre grazie al Gesù dopo d’aver ricevuto la S. Comunione, ad amare i negretti e a fare sempre il segno della croce al mattino appena svegliato e a quando lascio la casa specialmente in macchina.
Fu mia mamma che proprio la sera dell’ordinazione mentre il corteo si muoveva verso la chiesa parrocchiale a dirmi: “Sei contento di essere prete? Guarda, sei ancora in tempo a fermarti! La porta di casa è sempre aperta”. Mi ricordo d’aver risposto: “Mamma, grazie! Il sacerdozio missionario è la mia vita!”
Mio papà era un po’ differente. Egli ebbe sempre un senso grande della realtà. Timorato di Dio e amante della chiesa e delle funzioni religiose, durante le mie brevi periodi di vacanze durante il seminario, mi invitava sempre a lavorare con lui. Era orgoglioso nel vedermi che dalle coste del Nasego ritornavo a Mostrago con una pesante balla di fieno sulle spalle. Commentava: “Cosi sai da dove viene il mangiare!”
L’amore illimitato dei genitori e l’aiuto dei quattro fratelli e quattro sorelle, la loro umana integrità e la loro dinamica e salda fede sono responsabili di quello che io sono oggi. Noi ci siamo sempre voluti un gran bene e cosi lo posso dire anche oggi.

Vi sono altre tantissime persone che con la loro umanità mi hanno aiutato ad essere quello che sono oggi.
Tra queste persone mi piace ricordarne qualcheduna.
La prima persona che debbo nominare è il mio vecchio parroco che il 24 Ottobre 1950 mi portò in seminario. Pure fu lui a prepararmi l’altare per la mia ordinazione. Don Luigi Baronio, una vocazione matura, sempre mi ripeteva: “In seminario cerca di studiare, perché il prete e più il missionario è l’annunciatore della verità, ma come devi vivere te lo insegno io!” e cosi dicendo mi passava per le mani la scopa perché pulissi la chiesa e dintorni. Non sbaglio a chiamare Don Luigi Baronio il mio maestro di vita, di prete e di missionario. Anche quando già alla Domus, visitandolo, mi abbracciava e consegnandomi un assegno per i bambini della missione mi diceva: “Vai e fai il bravo!”
Dopo l’ordinazione fui inviato a Gambettola come animatore vocazionale. Il Superiore d’Italia di allora, P. Igino Lumetti mi disse: “Vai in Romagna!” “Ma vi sono tanti comunisti!” risposi”! “Anche loro hanno da insegnarti qualche cosa!” fu la risposta. Il risultato fu che imparai da tantissime persone il senso della giustizia. Il messaggio di Papa Paolo VI era chiaro: ”Se vuoi essere buono, sii prima giusto!”
Come animatore missionario dovevo portare in seminario almeno una ventina di adolescenti all’anno. Questi primi sette anni di esperienza tra i ragazzi spiega la mia dedizione anche di oggi ad amare e donarmi per i bambini. I tre asili ad Osizweni vi sono oltre 400 bambini che chiamo “angioletti cioccolatini.”

Il 1mo febbraio del 1976 toccai il territorio del Sud Africa Il miei studi filosofici e teologici dovevano essere messi alla prova . Una delle persone che debbo ricordare e’ P. Francesco Pavese, che mi piace chiamare “La finestra aperta”, perché negli anni della teologia a Torino mi apri la mente e il cuore a scoprire sempre nuovi orizzonti e a giudicare l’avvenimento presente alla luce della fede e del piano di Dio. In poche parole imparai a vedere in qualsiasi scelta che oggi posso fare ha sempre un fine ed una meta da raggiungere, un piano da realizzare, un nuovo orizzonte da aprire.
In Sud Africa mi piace ricordare i corsi fatti all’organizzazione pastorale di Gemiston “LUMKO” . Questi corsi mi diedero chiaramente la visione ed i fini da ricordare sempre in ogni scelta pastorale o in azioni progetti di sviluppo sociale nella realtà del Sud Africa.

Ho provato a descrivere qualche persona e fatti che mi hanno aiutato a donare la mia vita al servizio del popolo di Dio.
Vi è un altro aspetto che mi piace ricordare che ha toccato profondamente la mia umanità nel contesto sociale e politico in cui ho vissuto per quasi trent’anni di cui sedici anni della mia vita in un Sud Africa denigrato dal sistema dell’apartheid e del razzismo programmato. In questo periodo debbo ringraziare il Signore perché mi ha fatto maturare e vivere la sfida di amare i poveri, gli oppressi, i rifiutati dall’umanità.
Ma questa visione svanì quando due uomini mascherati tentando di rubare ciò che non c’era nella missione di Piet Retief mi colpirono in viso e alla schiena con un pugnale solo con la voglia di rubare quello che non c’era. Solo la scelta fatta per i poveri e per la fede e la gioia di vivere la missione mi aiutò a superare la sofferenza e a ricominciare nuovamente a vivere la mia vita di dono. Devo dire e ringraziare la solidarietà dei confratelli missionari che con la loro vicinanza mi aiutarono a riprendere il mio zelo ed amare il popolo sudafricano.

“Guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti.” (Isaia 51-1)

Carissimi, non temo di sbagliare e di esserne contraddetto. Questa roccia, questa cava di cui parla il profeta Isaia e’ Lodrino o meglio la comunità di Lodrino. Lodrino nella sua totalità. Lodrino è stato, è e sarà per me un cuore di mamma e una fede rocciosa di papà che mi ha sempre riempito la vita nei miei anni infantili e seguito nei lunghi anni di seminario e soprattutto quando finalmente l’ideale della missione si e’ realizzato in Sud Africa. Vorrei avere il cuore e le parole di un poeta per cantare Lodrino: le sue radici religiose, la sua fraternità, la sua accoglienza, la sua solidarietà, la sua limpidezza nel dialogo, la sua laboriosità. Devo solo dire: Grazie, voi anziani, che siete la mia colonna di fede. Grazie voi, mamme, le vostre ore di adorazione e di preghiera sono la mia missione. Grazie a voi, giovani, che con la vostra voglia di vivere e di cercare la gioia mi avete dato sempre lo sprint di essere nuovo e aver la gioia di ricominciare sempre per le cose che valgono e che riempiono il cuore. Grazie a voi, fanciulli. Il vostro cuore limpido ed innocente, le vostre voci chiare e vive nelle Sante Messe domenicali delle ore dieci, vivono con gli oltre 400 angioletti nella missione in Sud Africa dove essere “bambino” vuol dire essere sfruttato, tante volte infetto dall’AIDS e abbandonato a se stesso e quasi mai capace di poter riconoscere e chiamare con il nome il proprio papà perché sei orfano.

Un speciale grazie a voi Sacerdoti di Lodrino. Ho ricordato Don Luigi Baronio. Tutti mi siete stati e lo siete “i dispensatori dei misteri di Dio” Mi siete stati tutti fratelli capaci di partecipare la vita della chiesa viva e protesa sempre in avanti pronta sempre a superare tutte le sfide della società moderna. Grazie Don Valerio, Don Carlo, Don Sandro ed ora Don Claudio. Siamo fratelli non solo in Cristo ma tutti sacerdoti e offerta gradita al Padre con la nostra umanità. L’ostia consacrata che in ogni Santa Messa stringiamo nelle nostre mani sia la nostra fraternità e la medesima ostia che spezziamo e che doniamo ai nostri fedeli sia la realtà che la nostra vita sia un pane spezzato oggi come ieri e sempre.

“Il verbo si e’ fatto carne”!(Giovanni 1,14)
A questo punto dobbiamo guardare avanti. S. Paolo mi aiuta con il suo incoraggiamento agli Ebrei 12-1 “Anche noi dunque, circondati da un cosi gran numero di testimoni,.....corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo lo sguardo su Gesù

Miei carissimi fratelli, modellatori della mia umanità sacerdotale e missionaria per rendere visibile il sacerdozio di Cristo in terra prego con tutti voi:
“ Ti rendiamo grazie, o Signore, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.” ( Preghiera Eucaristica II)
Amen!


Tarcisio Foccoli
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