Adozioni a distanza e case ai campesinos

Si consolidano sempre più i forti rapporti d’affetto e di sostegno fra la gente di Valtrompia e la terra boliviana con il coordinamento e l’organizzazione della “Associazione Amici di Padre Remo” nel ricordo del missionario lodrinese Padre Remo Prandini




   Suor Maria Grazia



   Madre Diomira



   Suor Florinda



   Suor Marta



   Analisi del progetto "La casa del campesino"



   Virgilio Bettinsoli


Padre Remo morì il pomeriggio del Natale 1986 travolto dalle acque limacciose del fiume Piray, qualche chilometro oltre il villaggio di Hardeman, nella foresta amazzonica boliviana. Stava andando verso villaggi più lontani per portare un segno d’amore ai più piccoli ed ai più sfortunati. Ritrovarono il suo corpo il giorno seguente e i campesinos vollero fortissimamente tenerlo con loro. Ora la tomba di Don Remo è a fianco dell’ingresso della Chiesa di Hardeman, e tutti, sfiorandola, ancora oggi si fanno un segno di croce ricordandolo e ringraziandolo per aver contribuito in maniera determinante allo sviluppo culturale e sociale di quelle comunità nel nome e con la forza della cristianità. Ad Hardeman, proprio tre mesi prima di morire, Don Remo aveva portato le Suore Missionarie della Dottrina Cristiana che vi fondarono un avamposto di fede e di carità. Un gruppo di amici di Don Remo, nel 1993, andarono in Bolivia per capire e cogliere le radici dell’amore di Remo per quei campesinos. Al ritorno in Italia fondarono la “Associazione Amici di Padre Remo”: presidente Vigilio Bettinsoli, vicepresidente Bruno Bettinsoli. Ogni anno, da allora, due forme di impegno in costante collegamento con le Missionarie della Dottrina Cristiana: le “adozioni a distanza” e le opere. Le “adozioni” – complessivamente nel numero di 230 – costantemente ogni anno hanno permesso agli “adottati” ed alle loro famiglie di vivere e sopravvivere con aiuti per la salute, per la scuola e per il lavoro essenzialmente. Le opere hanno contribuito a cambiare il volto del villaggio di Hardeman favorendo la socializzazione e la crescita umana e religiosa con la costruzione diretta o indiretta di centri sportivi, ospedalieri e scolastici, di laboratori di lavoro e di “collegi” che hanno permesso, soprattutto a ragazze, di poter studiare e imparare un lavoro, favorendone lo stacco dall’emarginazione.

Ogni anno la “Associazione Amici di Padre Remo” riesce in vari modi e circostanze a far sì che alcune Suore Missionarie vengano in Valtrompia. E così anche la scorsa settimana è avvenuto. C’erano Madre Diomira e Suor Florinda che nella megalopoli boliviana di Santa Cruz de la Sierra attualmente hanno la direzione e la gestione di un complesso scolastico con 850 alunni e soprattutto la cura di un orfanotrofio (“Hogar Sonrisa de Mariele”) che ospita fino a 140 sfortunate bimbe. E c’erano anche Madre Grazia e Suor Marta che operano proprio nel villaggio di Hardeman, che si trova a 180 chilometri di distanza da Santa Cruz. Sono stati tre giorni intensissimi passati sempre col pensiero a Don Remo di cui quest’anno ricorre il 20° anniversario della morte, che la “sua” Associazione vuole ricordare più di altri anni nei due modi sopra indicati: con le “adozioni a distanza” e con le opere.

Per le “adozioni a distanza” le Suore Missionarie sono state accolte ed hanno proficuamente colloquiato con i responsabili di questa iniziativa, che sono Serenella Gitti, Gianbattista Freddi e Piero Gasparini con cui si sono intessuti rapporti intensi di collaborazione e di contatti anche per il futuro. Alle Suore sono state direttamente consegnate le offerte del presente 2006 riferite a ben 137 “adozioni”. Decisamente partecipato ed affettuoso è stato l’incontro tenutosi all’Oratorio di Inzino. Qui le Suore hanno potuto consegnare lettere, fotografie e ricordi boliviani alle famiglie valtrumpline che hanno in atto una “adozione a distanza” e parlare a cuore aperto di quanto siano preziosi gli aiuti che giungono ogni anno ai bimbi boliviani ed alle loro famiglie. Altro incontro commovente è stato quello fra le Suore Missionarie ed una delegazione del Rotary Club Valtrompia, guidato dal Presidente Vitali. Va ricordato che il Rotary, oltre a confermare ogni anno il sostegno economico a dieci piccoli ha costruito direttamente ad Hardeman la “Nueva Choza”, una accogliente casa-convitto che permette a 40 ragazze di alloggiare e vivere in Hardeman durante la settimana, in modo da poter frequentare le scuole, provenendo esse da villaggi più lontani. Se non vi fosse questo punto di accoglienza (situato a fianco della abitazione delle Suore Missionarie) queste ragazze non potrebbero certo studiare. Opera assai meritoria quella voluta dal Rotary Club Valtrompia.

Ed ancora in tema di “opere”, è stato raggiunto un importantissimo accordo fra le Suore Missionarie e i vertici della “Associazione Amici di Padre Remo” per la realizzazione del già annunciato progetto “La casa al campesino”. Con il Presidente della “Associazione” Bettinsoli Vigilio - accompagnato per l’occasione da quattro componenti il Consiglio Direttivo (Bettinsoli Emidio, Ghisla Angiolino, Gianbattista Freddi, Gasparini Piero) – le Suore Missionarie hanno visionato i progetti della costruzione, in Hardeman, delle prime quattro case di quello che sarà destinato ad essere, anno dopo anno, il “Villaggio Remo”. Le quattro casette, già finanziate, saranno sicuramente pronte ed inaugurate il prossimo Natale, proprio il giorno della ricorrenza della morte di don Remo allorché una delegazione di “Amici di Don Remo” dalla Valtrompia di recherà in terra boliviana. Nei prossimi giorni verrà steso un “regolamento” secondo i dettami del quale le Suore Missionarie della Dottrina Cristiana cominceranno ad assegnare le case, dando la priorità alle giovani coppie in modo da poter creare un circolo virtuoso di senso della proprietà e di vita comunitaria, secondo lo spirito ben noto ai bresciani delle “Case Marcolini”. Case sostanzialmente a riscatto quindi, in base alle eventuali possibilità reddituali dei giovani assegnatari. Il ricavato degli “affitti” verrà immediatamente reinvestito dalla “Associazione Amici di Padre Remo” nella costruzione di nuove case.

Ed è e sarà così che il seme della carità e gli insegnamenti di Don Remo continuano, anche a venti anni dalla sua scomparsa, a trovare pratica applicazione.